Intervista su Open
Niente lingotti per speculare sull’oro. Meglio sterline d’oro, marenghi, Krugerrand. Oppure è possibile puntare sull’oro finanziario. Perché le commissioni costano dieci volte meno.
Il contributo che il datore di lavoro aggiunge a quanto versano i dipendenti nella previdenza integrativa, è servito da pretesto per attribuire alle associazioni padronali l’assurdo diritto di amministrare quei fondi pariteticamente coi sindacati.
l fine è convogliare più soldi nei comparti azionari, molto più graditi ai gestori per il semplice motivo che sono più cari, ma anche perché gli offrono occasioni per dirottare i titoli nei fondi in una direzione o nell’altra nel caso di scalate azionarie, grazie alla pressoché totale assenza di trasparenza dei fondi pensione.
Iscrivere un bambino in un fondo pensione o simile è una scelta costosa, rischiosa e senza trasparenza, come ogni euro messo nella previdenza complementare. E i soldi vi restano bloccati di regola per un tempo indefinito ma lunghissimo.
La norma è vessatoria in un duplice senso. Per il futuro pregiudica la possibilità dell’oro di difendere dall’inflazione. Per il passato va a colpire impieghi compiuti in ottica prudenziale e non speculativa.
In effetti non si sa ancora tutto dei Buoni del Tesoro Poliennali, denominati Btp Valore, in offerta dal 20 ottobre. Ma sono partiti subito i commenti e - diciamolo pure - le sviolinature. Un coro di apprezzamenti a cui, nel mio piccolo, affiancherò una voce dissonante.
Chi compra un Etf passivo sa cosa c’è dentro. Con quelli attivi invece no, perché il gestore può metterci un titolo oppure un altro senza il suo consenso e a sua insaputa, come è normale coi fondi comuni. È meglio invece che il gestore abbia le mani legate.
Migliaia di risparmiatori che avevano un buono fruttifero, già rimborsato, hanno ricevuto una raccomandata da BancoPosta in pratica di questo tenore: “Vi abbiamo accreditato troppi soldi. Ora preleveremo la differenza dal vostro conto”
Nel campo del risparmio e della previdenza le formule diverse da quelle tradizionali di regola sono state escogitate all’unico fine di portare via soldi ai clienti. Fra le novità rientrano certo anche i certificati (o certificates in inglese). Sono titoli complessi, Anche questi sono da rifiutare, con rare eccezioni, quando vengono proposti da banche o sedicenti consulenti.
Intervista su Open
I certificati o certificates sono titoli di debito con una componente di derivati. Emessi dalle banche, hanno un valore collegato alle attività finanziarie sottosostanti. Per i risparmiatori sono una novità rispetto ad azioni e obbligazioni. Possono essere più o meno rischiosi, più o meno complessi. Banche e reti li spingono molto.
i Btp Italia 2020-25 in scadenza risultano avere reso il 4,6% annuo lordo composto. I fondi comuni obbligazionari nello stesso periodo praticamente nulla: 0,6% annuo. Come al solito il risparmio gestito dirotta interessi e plusvalenze in tasca a gestori e sedicenti consulenti, lasciando solo qualche briciola ai clienti.
Intervista su Open
I fondi pensione sbandierano vantaggi fiscali da cui appare molto conveniente aderirvi. Ma gli stessi dati ufficiali dei costi dimostrano che di regola vale il contrario.
Viene fuori così che con stipendi medio-bassi appare svantaggioso aderire a un fondo chiuso prima dei 48 anni e a un fondo aperto prima dei 60. Gli sbandierati regali del fisco risultano quindi specchietti per le allodole di sindacati, padronato e risparmio gestito per mettere le mani sul Tfr dei lavoratori.
In realtà i risparmiatori non corrono nessun pericolo che l’Ue o lo Stato italiano dirotti a suo piacimento soldi dai loro conti, in banca o alla Posta. Ma converrà stare molto guardinghi nei confronti delle iniziative che presto verranno prese.